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mercoledì 1 maggio 2013

Quando i figli partono


A LAURA
Ciao tesoro ti scrivo mentre tu sei ancora in volo. Quando mi hai telefonato prima della partenza ho pensato mentalmente alla rotta e mi sono detta – forse tra poco passerà nei cieli sopra Milano e sopra casa – ho sorriso e ti ho salutata. Poi ho pianto, ho mangiato un panino e ho pianto, ti sto scrivendo e piango e gli occhiali mi si appannano. Non mi dire che non devo, che devo essere forte e ragionevole, che i figli vanno ed è giusto cosi, questa sera voglio piangere e dirti che mi mancherai tantissimo e che sette mesi saranno lunghissimi. Quando finirò questa lettera incollerò le pagine del calendario al muro sopra la scrivania e via via che il tempo passerà cancellerò le settimane fino al 31 Ottobre. Certo che vivrò questa primavera e poi l’estate ed anche l’autunno, lavorerò scriverò leggerò andrò a flamenco e a fare delle belle passeggiate,forse andrò al cinema o a cena fuori con gli amici, dalla finestra sentirò i grilli cantare e ci saranno delle belle sere di luna piena, ma nonostante tutte queste belle cose sentirò la tua mancanza. Ti chiedo solo di scrivermi qualche volta, anche solo una piccola frase, non ti prenderà molto tempo. La sera prima mi hai chiesto – Raccomandazioni?­ – Non ne ho da farti, ti regalo solo una parola che mi ha accompagnato nel corso degli anni, “DIGNITAS” antica parola latina usata dai nostri antenati romani e che non significa solo dignità, ma consapevolezza di quello che siamo. Gira il mondo esplora cerca guarda osserva impara ,io babbo e milo saremo sempre qui ad aspettarti un abbraccio forte mamma.
Buona fortuna e buon lavoro


domenica 24 marzo 2013

lettera a Gio


 Una piccola burla

Ciao Giò,
qualche tempo fà mi avevi accennato che per il 30esimo anniversario del nostro gruppo micologico
ti sarebbe piaciuto scrivere un piccolo diario. Ricordi, storie e aneddoti su come eravamo e cosa
abbiamo fatto insieme in questi lunghi (o forse troppo brevi) 3 decenni. A questo proposito mi hai chiesto se avevo qualche storia o aneddoto da raccontare. Ripescando nella memoria  un fatto, ritorna in mente; una piccola burla fatta da me e da Mauro a spese degli amici, e ancora ne sorrido.

Ma prima di raccontarti questo fatto, un po’ di storia; io e Mauro ci siamo iscritti al gruppo micologico alla fine degli anni ottanta, avevamo visitato la mostra micologica a Oreno nell’ambito della “Sagra della patata”in Settembre, noi che conoscevamo solo due o tre specie di funghi eravamo rimasti affascinati nel vederne di cosi tante varietà, forme e colori. E poi il mitico tavolo di Peppino Ponzoni con il ruscello e la vipera, bellissimo. Abbiamo cominciato a seguire le lezioni il lunedì sera,la sede del gruppo a quei tempi era ancora all’ultimo piano di villa Cjoia. Fu proprio durante una di queste serate che la mia curiosità per la botanica e le erbe officinali si trasformò in passione, studio e lavoro della mia vita. L’artefice di questa svolta nella mia vita fu la signora Maria Lanzani Abba che ci tenne due serate sulle erbe in cucina , due serate indimenticabili . In questi lunghi anni ho spesso rivolto il mio pensiero a Lei ringraziandola. Cara Giò , questa premessa, prima di raccontarti della burla era necessaria proprio per capire lo spirito della burla stessa.  
 
Io e Mauro siamo dei cercatori di funghi un po’ atipici, intanto le levatacce alle 5 del mattino non sono fatte per noi, calma, che fretta c’è una passeggiata nel bosco è una piccola vacanza, e ci sono cosi tante cose da scoprire. Cosi tra Mauro che si diletta a fotografare minuscoli funghetti e me distratta da erbe e fiori , arriviamo nei boschi molto più tardi di quelli delle “5 DEL MATTINO”, e addio ai porcini. Si, i PORCINI, perché per quanto belli e buoni possano essere tutti gli altri funghi , l’emozione che ti dà lui è tutta un’altra cosa, è puro piacere. Agli inizi degli anni novanta , in Ottobre, avevamo organizzato con il gruppo un fine settimana (le avevamo chiamate giornate micologiche) a Borgotaro, nella colonia di don Luigi. Ambiente spartano, le camerate delle donne divise da quelle degli uomini, clima goliardico e festaiolo. Avevamo un cuoco che ci svegliava al mattino al suono della fisarmonica quando era pronta la colazione e ci faceva ballare  dopo cena. Di giorno si andava per boschi e la sera ognuno mostrava con orgoglio il proprio cestino pieno di funghi, cestini molto “interessanti”, tranne quelli di Rosanna e Mauro perché in quei giorni avevo trovato il prugnolo selvatico e le bacche di rosa canina che mi servivano per farci un liquore per l’inverno .Insomma di porcini , noi, pochini. Il Venerdi sera dopo cena si stabilirono gli itinerari per il giorno dopo, i boschi nei dintorni erano già stati esplorati tutti .La ricerca di boschi nuovi comportava la levataccia delle “5 DEL MATTINO” .- No grazie, andate pure senza di noi, noi domani faremo un giro a Tiedoli qui vicino , non ci siamo ancora andati , forse troviamo qualcosa.-
Il Sabato mattina quando ci siamo alzati erano già partiti tutti da tempo, purtroppo pioveva, cosa facciamo? Chiedo a Mauro, Andiamo a Tiedoli, dice lui.
Per andare a Tiedoli si passa dal centro di Borgotaro , e prima di girare a destra sul ponte, c’è un fruttivendolo. Tutti noi del gruppo sappiamo che, se il fruttivendolo ha le cassette di funghi esposte vuol dire che c’è la buttata.
 
L’idea è venuta all’improvviso - Mauro fermati!- Ho preso cestino e portafoglio , sono scesa , ho riempito il cestino con  una decina di porcini, ho pagato il fruttivendolo e sono risalita in macchina seguita dallo sguardo attonito di Mauro. Poi ci siamo guardati e ci siamo messi a ridere ,-Cosi anche il mio cestino questa sera sarà “interessante” - ho detto.

Sorgeva un problema, pioveva forte e i miei porcini erano troppo puliti e asciutti , non erano credibili, quindi arrivata aTiedoli sono entrata nel bosco col mio bel cestino e vicino ad una quercia, con l’acqua che scendeva a catinelle, ho adagiato quei bei porcini sul prato e ho aspettato che si inzuppassero ben bene di acqua , poi li ho decorati con terra , foglie e muschio fino a renderli “ credibili”.

Alla sera fu un successo anche perché i cestini degli altri,nonostante i chilometri fatti, erano vuoti.
Mi ricordo ancora le domande indagatrici; ma dove? Sotto quercia o sotto castagno? In basso o in alto?
     -    Io sono stato a Tiedoli ieri e non li ho trovati-
      -  Tesoro, basta cercare nei posti giusti- rispondo io

Cara Gio, questo è il racconto della mia piccola burla, non l’hò mai raccontata a nessuno, anche se sospetto che molti amici del gruppo non ci siano cascati, in special modo Gabriele, così “sgamato”, guardò il cestino e scosse la testa ma non disse nulla.
Iosòchetusaicheiosò.
  Dopo tanti anni mi rivedo ancora sotto quella quercia tutta bagnata intenta a“sporcare e bagnare” quei funghi per renderli credibili, e ancora sorrido.

Usmate, Settembre 2011. Rosanna

 

 

 

 

 

 

 

 

 

sabato 23 marzo 2013

I fiori di Gaughin


 Crediamo di conoscere i gusti delle persone che amiamo, poi a volte scopriamo che alcune cose ci sono sfuggite. Mi riferisco al costume che ti ho detto di comprarmi. Mi hai chiesto da quando mi piacciono i fiori esotici come l’ibisco. Mi sono sempre piaciuti, forse non ne abbiamo mai parlato. Vuoi sapere perché ho comprato quel costume? Forse non andrò al mare, forse non lo metterò in piscina se mai deciderò di andarci, ma avere quel costume nel cassetto mi farà sognare un viaggio che forse non farò mai. IL turchese dei mari tropicali, i grandi fiori sgargianti mi ricordano i quadri di Gaughin.
Avere quel costume nel cassetto mi fa sognare la Polinesia . Chiudo gli occhi e sento il sole sulla pelle, la sabbia sotto i piedi, l’aria profuma di mare e di frutta e in mezzo a queste meraviglie ci sono io col mio bel costume turchese che sembra dipinto da Gaughin. Buona domenica, Mamma.

Povere letterine


Usmate 26 Giugno 2012
Quando poco fa ho digitato il nome del mio paese come intestazione il computer me l’ha sottolineato in rosso , nemmeno a lui piace  questo paese , facciamogli uno scherzo.

Parigi 26 Giugno

Che cretino , ci è cascato , non lo ha sottolineato . Tante grazie , facile riconoscere Parigi, Usmate chi lo ha mai sentito nominare, giusto chi ci abita.
Sono le 22.47 sto aspettando che la lavatrice finisca cosi stendo e poi fumo una sigaretta prima della notte. Mi sono fatta una tisana e mi sto annoiando …molto …. Il corso di flamenco è terminato ora cosa faccio .
Mi stavo chiedendo ; ma tutte le e-mail che ho scritto e spedito senza ricevere una risposta che fine hanno fatto, sono state cancellate o sono rimaste sospese nell’aria e girano a vuoto in cerca di un destinatario?
Mi piace pensare a tutte quelle lettere senza risposta che si ritrovano a vagare in un limbo tutto loro, ogni tanto si incontrano e si leggono a vicenda , alcune sono allegre altre tristi , qualcuna ride di se stessa altre si prendono troppo sul serio , poi si salutano ed ognuna riprende il suo cammino in  cerca del suo destinatario che forse non troverà mai . Povere letterine .

Con la carta era diverso , le lettere erano più rispettate . Intanto c’era la scelta del colore e della consistenza della carta, il formato della busta, neutra o colorata, con un decoro o un piccolo fregio, c’era anche chi la profumava . Si cercava di avere una calligrafia comprensibile come forma di rispetto verso il destinatario . Poi si leccavano i bordi della busta e si scriveva il mittente . C’erano dei bei francobolli che ogni tanto celebravano qualche ricorrenza si leccavano anche quelli , si spediva e si attendeva . Il destinatario difficilmente resisteva alla curiosità e sicuramente leggeva la lettera ricevuta , gradita o no che fosse . Le lettere non venivano buttate o cancellate come succede oggi con le e-mail , a meno che non fossero di carattere commerciale. Si conservavano in una scatola o in un archivio, dentro un cassetto o in mezzo ad un libro e li rimanevano ad ingiallire conservando la memoria.